Capelli porosi: cause, test e rimedi

Partiamo dalla definizione generale di “porosità”.

La porosità è una proprietà fisica di un materiale che indica la presenza e la quantità di pori, cioè spazi vuoti all’interno della sua struttura. In termini più tecnici, è il rapporto tra il volume dei vuoti (pori) e il volume totale del materiale.

Nel caso dei capelli, la porosità indica la capacità del fusto di assorbire e trattenere l’umidità.

Il capello è rivestito da uno strato di cuticole simili a piccole scaglie. Il suo pH leggermente acido (circa 5,5) mantiene queste cuticole ben chiuse e il lipide naturale 18-metileicosanoico (18-MEA) crea una pellicola protettiva, come una cera ultrasottile che sigilla la superficie del capello sano.

Immagina il capello come un tetto di tegole: se le tegole (cuticole) sono ben chiuse, l’acqua scivola senza penetrare. Se invece le tegole si sollevano o si danneggiano, l’acqua entra ed esce facilmente: il tetto diventa “più poroso”, non perché contiene meno acqua, ma perché non riesce più a gestirla correttamente.

Cosa succede con il calore?

Prendiamo ad esempio l’uso della piastra. L’alta temperatura causa una disidratazione immediata: l’acqua interna evapora, le cuticole subiscono microfratture e il capello perde la capacità di trattenere l’umidità. Anche qui il capello diventa “più poroso”, non perché contenga meno acqua, ma a causa del danno strutturale non riesce più a trattenere l’acqua come prima.

Come possiamo capire se i nostri capelli sono più o meno porosi?

Per una prima analisi possiamo affidarci all’osservazione, al tatto e a un esperimento

  • Capello poco poroso: cuticola chiusa, scorrevole al tatto, naturalmente lucido.
  • Capello molto poroso: cuticola aperta o assente, ruvidità al tatto, leggermente opaco.
  • Tempo di asciugatura: i capelli molto porosi si asciugano più velocemente perché perdono umidità più velocemente.
  • Pettinabilità: le cuticole aperte rendono più difficile la scorrevolezza del pettine, favorendo così la formazione di nodi.

  

Il test del bicchiere d’acqua (“float test”)

Hai mai sentito parlare del test del bicchiere d’acqua?
Si tratta di un metodo empirico e divulgativo, non scientifico, diffuso inizialmente nelle community afro e curly americane già dai primi anni 2000.

Come fare:

  1. Prendi un bicchiere trasparente pulito e riempilo con acqua distillata a temperatura ambiente (20-25°C).
  2. Prendi 2-3 capelli interi, puliti e asciutti, meglio se lavati da 24 ore.
  3. Appoggia i capelli sulla superficie dell'acqua e osserva:

       Se affondano rapidamente entro pochi minuti → alta porosità

       Se dopo 15-20 minuti rimangono sospesi a metà → porosità media

       Se galleggiano ancora dopo 30 minuti → bassa porosità

Il principio fisico alla base è molto semplice: i capelli più porosi assorbono acqua, aumentano la loro densità e affondano; quelli meno porosi respingono l’acqua e restano più leggeri.

Ricorda: il test è empirico, non sostituisce un’analisi tricologica professionale.
In tricologia o cosmetologia professionale, la porosità viene valutata con strumenti precisi:

  • microscopia elettronica o ottica per osservare le cuticole;
  • saggi di assorbimento d’acqua o gas per misurare la permeabilità;
  • analisi di riflettanza per verificare la levigatezza superficiale.

 

Un capello poroso può sembrare più ribelle, più secco o più difficile da pettinare, ma nulla è irreversibile. Con la giusta cura, si può sempre aiutare il capello a diventare più “domabile” e sano. Ma naturalmente di questo ne parleremo nei prossimi articoli. 


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